Le previsioni vengono continuamente ribassate, quasi una gara in cui vincono le più cupe.
Eppure, nell’attuale quadro macroeconomico si stagliano nitide forze favorevoli che, in altri momenti, avrebbero spianato la strada a un boom economico: il crollo della bolletta energetica, i costi dimezzati delle materie prime, i tassi ridotti al lumicino.
L'economia in mano ai Governi
Oggi non bastano perché il potere di acquisto liberato viene risparmiato o usato per rimborsare i debiti. Anche se c’è qualche segnale di capacità di reazione del malato: in termini reali le vendite al dettaglio Usa sono aumentate molto in novembre e ci sono segni di tenuta dei consumi anche in altre nazioni (ad esempio in Italia). La diminuzione dei posti di lavoro, per quanto traumatica sul piano sociale ed economico, resta comunque contenuta rispetto al totale della forza lavoro. Preoccupa piuttosto la velocità della contrazione dei livelli occupazionali e l’effetto domino che mette in moto.
L’unica arma che può però bloccare l’avvitamento è in mano ai Governi: spesa pubblica in investimenti e ammortizzatori sociali, sostegno al capitale delle banche per lenire il credit crunch (definizione del termine da Wikipedia). Alcuni, specie gli Stati Uniti, la stanno brandendo senza remore e ripartiranno prima e più rapidamente, altri cercano di usare l’effetto annuncio, con esiti negativi. In questo gioco autolesionistico spiccano i Paesi europei. Quelli autosuggestionati da un infondato timore di default. E la Germania che non riesce a sciogliere in una vera leadership le ataviche ansie di essere sfruttata da partner considerati inaffidabili, mentre è proprio l’economia tedesca che “frega i vicini”, puntando tutto sull’export. Eppure si dovrà muovere, e lo farà in gennaio, seppure sempre inseguendo il peggioramento della congiuntura, anziché afferrarlo per le corna.
Nel complesso, l’economia mondiale resterà a lungo un cantiere di ristrutturazioni e riforme: le banche dovranno diminuire la leva, la finanza subirà profondi cambiamenti della sua architettura a motivo del fallimento delle authority americane e del lassismo permesso da Basilea 2, lo sgonfiamento dei valori immobiliari proseguirà specie nel Vecchio continente, le famiglie americane dovranno risparmiare di più e quelle cinesi di meno, gli squilibri commerciali dovranno ridursi. L’Italia dal canto suo ha una grande opportunità: la ristrutturazione di una schiera sempre più ampia delle imprese manifatturiere e in parte dei servizi. Non riuscirà a giocarlo senza più mercato, politica meno invasiva, profonde riforme in ogni ambito della pubblica amministrazione.
La forza e la rapidità della disinflazione in corso rende difficile valutare gli andamenti delle variabili nominali (calano perché cala la componente reale o la componente prezzi?) e la politica monetaria. Il calo dei tassi guida nel mondo è stato impressionante. Perfino la Bce, dopo l’infortunio di luglio (quando ritoccò al rialzo il costo del denaro a recessione in atto) si è accodata al generalizzato ribasso, ma il calo dell’inflazione nello stesso periodo è stato anche più rapido, con la conseguenza che i tassi reali stanno salendo. Il problema attuale per le banche centrali è la trappola della liquidità, ossia l’impossibilità di utilizzare la leva tassi quando questi sono ormai prossimi allo zero.
La Fed (definizione del termine da Wikipedia) ha ben presente il problema e con una rapidità, che resterà nella storia delle Banche centrali, ha agito ancor prima di annunciarlo sull’altra faccia della politica monetaria: la moneta ha un prezzo e una quantità. Se non si può operare sul prezzo (ossia i tassi) siopera sulla quantità. Nel frattempo, i mercati interbancari son passati dalla sala rianimazione alla corsia dei convalescenti. Gli spread non sono ancora normali, ma i livelli assoluti dei tassi a 1 e a 3 mesi sono bassi, grazie ai forti (e tardivi per la Bce) ribassi dei tassi guida. Il dollaro ha restituito un po’ dell’anomala forza che aveva mostrato negli ultimi mesi, quando saliva guidato dalla chiusura di posizioni in derivati e dalla fuga verso la qualità. I tassi d’interesse a zero non lo aiutano, ma l’economia Usa riprenderà prima delle altre.
Mercato della carta: carenza della domanda
Nel comparto della carta, il mercato sconta una persistente carenza della domanda, tale ormai da assumere i contorni della cronicità. Una crisi che non ha mancato di avere ripercussioni dal lato dell’offerta, dove i produttori cercano di arginare gli effetti della recessione, con fermi produttivi in alcuni casi fino a 30 giorni, con una conseguente impennata del ricorso alla cassa integrazione guadagni. Se la locomotiva dei consumi, che pesa per oltre 2/3 sul Pil, non riuscirà a ritrovare l’abbrivio, il settore è destinato inevitabilmente a subire un progressivo declino, difficile da colmare nel lungo periodo. Per quanto le condizioni di fondo potrebbero far intravedere degli spiragli grazie al processo di disinflazione in atto e dovuto alla contrazione delle quotazioni sia del petrolio e che delle materie prime (surriscaldate dai forti movimenti speculativi nel recente passato), il fattore decisivo resta la fiducia dei consumatori, irrimediabilmente sotto tono anche per effetto della campagna mediatica seguita alla crisi finanziaria divampata negli Usa.
Il riepilogo della seduta vede un netto balzo delle voci a prezzo stabile (+20% rispetto al mese precedente) ed una pressoché speculare contrazione delle voci in perdita.
Il riepilogo della seduta vede su 134 voci di listino:
- 4 in rialzo (-3 rispetto al mese precedente)
- 46 in ribasso (-13 rispetto al mese precedente)
- 84 stabili (+16 rispetto al mese precedente)
Mercato delle Materie Prime
Il drastico ridimensionamento dei corsi petroliferi ha fatto sentire i suoi effetti sui prodotti chimici per cartiera, interessati da forti correzioni nell’ultimo scorcio del 2008. In testa a tutti, i leganti sintetici per patina lasciano sul campo 170,00 €/ton (-8,72%), la più forte contrazione dell’intero listino. Ribassi sensibili – nell’ordine di due cifre (-12%) – hanno interessato le paste di legno chemitermomeccaniche e cellulose bianchite con perdite di 60-70 €/ton. Più contenute le perdite sulle paste di legno meccaniche, che arretrano dai 15,00 ai 20,00 €/ton, con flessioni percentuali intorno al 4-5%. Resta problematica la congiuntura sul versante dei maceri per i quali aleggia anche l’ipotesi di un intervento della Protezione Civile per lo smaltimento degli enormi stock accumulati. I prezzi restano azzerati per le qualità ordinarie “Carta e cartoni misti selezionati e non”, mentre fanno segnare ripiegamenti del 10-12% le qualità riviste e giornali invenduti, carta grafica selezionata da disinchiostrazione e refili bianchi senza pasta legno. Chiudono il listino con ribassi più contenuti nell’ordine del 5-6% le carte da macero qualità superiori, che fanno segnare perdite mediamente di 10,00 €/ton.
Mercato delle Carte
Privo di voci in rialzo, il mercato della carta al di là della prevalenza di voci a prezzo stabile, fa segnare nel mese di dicembre ribassi contenuti su diverse classi. Al di là delle carte per giornali quotidiani e periodici in bobine e delle carte autoadesive bianche per le quali il mercato si aspetta rialzi nelle sedute a venire, dopo la sensibile contrazione dell’offerta seguita alla chiusura diversi siti produttivi, il listino archivia la seduta con limature sulle carte per moduli meccanografici, che lasciano sul campo 10,00 €/ton (-1% - tranne le qualità senza legno che accusano un calo di 20,00 €/ton), sulle qualità per copiatrici e stampanti da 80 g/mq in risme, che segnano una contrazione mediamente dell’1% e sulle carte tissue in grandi bobine, date in ribasso di 5,00 €/ton per le qualità pura cellulosa e di 10,00-15,00 €/ton per le qualità ovatta nazionale. Accusano sensibili correzioni nell’ordine di 50,00 €/ton le qualità pergamena vegetale da 60 gr/mq politenata, le carte da banco lisciata da 45 gr/mq e oltre politenata e bianca monolucida accoppiata polietilene HD 60 gr/mq. Chiudono - ancora sottotono - le carte per ondulatori in bobine, che flettono di 15,00 €/ton per le qualità testliner avana, fluting/camoscio, medium, uso semichimica, mentre calano di 10,00 €/ton le qualità liner avana e bianco.
Mercato dei Cartoni
Mostra segni di tenuta, anche se con andamento contrastato, il comparto dei cartoncini patinati. Le qualità GD 2 e 3, GT 2 e 3 hanno fatto registrare in dicembre un ripiegamento contenuto nella misura di 5,00 €/ton, mentre in controtendenza rispetto a tutto il comparto cartario crescono le qualità SUS (+25,00 €/ton), GC2 (+30,00 €/ton), GC1 (+30,00 €/ton), SBS (+50,00 €/ton), sostenute dai tagli di produzione registrati nel settore. In coda al listino archiviano la seduta su valori stazionari i cartoni in fogli e in bobina e rotelle, fatta eccezione per i cartoni in tubi da 250 a 300 joule/mq, che cedono 10,00 €/ton (-4,00%).
Fonte: Paper Web